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Se l’amministratore di condominio commette questi errori potete chiedere la restituzione di tutti i suoi compensi

Non è solo cattiva gestione: quando scatta qualcosa di molto più serio, gli errori che costano caro all’amministratore di condominio.

Ci sono situazioni che, all’inizio, sembrano semplici disguidi: documenti che arrivano in ritardo, numeri poco chiari, decisioni rimandate. Episodi che molti condomini tendono a tollerare, pensando facciano parte della “normalità”. Ma cosa succede quando queste anomalie si ripetono nel tempo? Quando i dubbi diventano costanti e la gestione appare sempre più opaca?

Se l’amministratore di condominio commette questi errori potete chiedere la restituzione di tutti i suoi compensi (Corrieredellariviera.it)

È proprio da una storia del genere che nasce una decisione destinata a far discutere. Un intero condominio ha deciso di andare fino in fondo, portando la questione davanti ai giudici. E quello che è emerso ha cambiato completamente prospettiva.

La sentenza che cambia tutto: non sempre il compenso è dovuto

A pronunciarsi è stata la Corte d’Appello di Napoli con la sentenza n. 1662/2026, ribaltando quanto deciso in primo grado e introducendo un principio molto netto. Non basta dire che il lavoro è stato fatto “male”. Per arrivare a conseguenze concrete serve qualcosa di più: irregolarità gravi, ripetute e tali da compromettere l’intero incarico.

La sentenza che cambia tutto: non sempre il compenso è dovuto (Corrieredellariviera.it)

E quando questo accade, il punto non è più solo la responsabilità. Si apre un altro scenario.

Il vero nodo: quando il lavoro diventa “inutile”

Nel caso esaminato, gli amministratori coinvolti avevano accumulato nel tempo una lunga serie di problemi: bilanci mai presentati, contabilità poco attendibile, mancato recupero delle quote dai morosi, pagamenti non effettuati verso fornitori e persino interventi urgenti ignorati. Non un errore isolato, ma un sistema che non funzionava.

Il vero nodo: quando il lavoro diventa “inutile” (Corrieredellariviera.it)

Ed è qui che arriva la svolta: secondo i giudici, il rapporto tra condominio e amministratore è un vero e proprio mandato, regolato dal Codice Civile. Questo significa che il professionista ha l’obbligo di svolgere il proprio incarico con diligenza. Se non lo fa, non si parla solo di disservizio: si parla di inadempimento contrattuale.

E quando la gestione è talmente carente da risultare, di fatto, inutile — quella che in diritto viene definita “inutiliter data” — il compenso perde la sua ragione di esistere.

Restituire i soldi è possibile: cosa cambia davvero

La conseguenza più forte della decisione della Corte d’Appello di Napoli è proprio questa: l’amministratore può essere obbligato a restituire quanto ha percepito. Non come risarcimento danni, ma perché il lavoro, nei fatti, non è stato svolto in modo valido. Nel caso concreto, le cifre sono state tutt’altro che simboliche: oltre 15mila euro per un amministratore e quasi 8mila per l’altro.

Un passaggio fondamentale riguarda anche le responsabilità: il condominio deve segnalare le irregolarità, ma spetta all’amministratore dimostrare di aver lavorato correttamente. Se questa prova manca, la posizione diventa estremamente fragile. Un altro punto chiave chiarito dai giudici è che la morosità dei condomini non giustifica l’inerzia. Anzi, proprio in quelle situazioni è richiesto un intervento concreto e documentato.

Cosa devono sapere oggi condomini e amministratori

Questa sentenza manda un messaggio chiaro: non basta “gestire alla meno peggio”. Servono azioni reali, trasparenza e continuità. Per i condomini significa una cosa importante: è possibile agire anche dopo anni, e non sempre è necessario dimostrare un danno economico preciso. Conta la qualità del lavoro svolto.

Per gli amministratori, invece, cambia tutto: il compenso non è automatico. È legato alla capacità di svolgere davvero il proprio ruolo. E quando questa funzione viene meno, anche ciò che è stato pagato può tornare indietro.

Gabriele Mastroleo